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Pillole di primavera 5: In viaggio tra mare e monti

È quasi un mese dalla prima pillola di primavera, un mese in cui proviamo a documentare lo spettacolo della natura di cui questa maledetta quarantena collettiva ci sta privando. Ma forse in una situazione di normalità, presi dalla routine quotidiana, ugualmente non ci saremmo accorti di questo spettacolo che è davanti ai nostri occhi. Più difficile sicuramente per molti, in quarantena o no, sarebbe stato poter osservare quelle rarità che per varie ragioni hanno scelto di vivere in luoghi remoti, poco accessibili e a volte unici.

Sono le specie rare, rare perché legate ad habitat estremi e particolari, oppure le cui vicissitudini storiche e ambientali hanno ridotto a cosiddetti “relitti”, piccole popolazioni distribuite in aree limitate.

Poter osservare le loro fioriture anche nel nostro Orto Botanico è sicuramente un privilegio oltre che un’occasione per la didattica e per sensibilizzare alla tutela della natura.

Speravamo di poterci ritrovare tutti insieme alla fioritura delle peonie, ma come già preannunciato, nell’orto loro stanno già dando spettacolo. Nella piccola aiuola circolare sono ospitate specie e sottospecie di peonia presenti in natura in tutta Italia, raccolte dai nostri ricercatori durante le loro “scorribande” scientifiche. Ormai sono quasi tutte in fiore. La prima come sempre è Paeonia morisii dalla Sardegna, a cui fa seguito la nostra Paeonia mascula ssp. russoi, endemica di Sicilia e Italia meridionale, le cui popolazioni sono comunque sempre molto localizzate e rare. In Calabria è possibile incontrarla in pochissime località della Sila Greca e del Pollino. Da qualche giorno sono in fiore anche le varie sottospecie di Paeonia officinalis, provenienti da diverse zone del centro e nord Italia. Ma il gran finale ce lo offrirà come sempre il rosso intenso di Paeonia peregrina, ultima del gruppo a fiorire, e probabilmente la più bella.

Nelle roccaglie altre fioriture fanno capolino, forse meno appariscenti, ma ugualmente interessanti. E così tra le specie delle falesie costiere spicca in questi giorni un arbusto con i suoi capolini bianco-giallastri. È la Barba di Giove (Anthyllis barba-jovis), così chiamata per la densa pelosità argentata che ricopre il fogliame. Questa leguminosa cresce abbarbicata sulle falesie costiere calcaree del Mediterraneo occidentale, rara in Italia, rarissima in Calabria dove è nota per un paio di località della costa tirrenica, e la cui presenza sulla costa ionica è da confermare. Sì, perché per specie così rare, a volte un singolo evento naturale o antropico può significare l’estinzione della popolazione. Ecco perché sono importanti i programmi di monitoraggio!

Dalle rupi marittime con uno sguardo possiamo catapultarci sulle rupi montane del Pollino, e se su quelle vere ancora la neve in questi giorni frena l’esplosione primaverile; sulla nostra mini roccaglia del Pollino sono già spuntate le piccole infiorescenze bianche dell’achillea lucana (Achillea rupestris ssp. calcarea). Non è raro incontrare questa composita per chi ama frequentare le creste montuose del Pollino, ma si tratta di un endemismo esclusivo di questo magnifico e imponente massiccio montuoso e pochi altri rilievi di Calabria e Basilicata.

Il nostro giro virtuale all’orto botanico sta per terminare, ma ancora tante fioriture attirano la nostra attenzione. Le chiazze giallo oro nei prati dell’orto sono dovute al Ginestrino aranciato (Lotus biflorus), specie solo apparentemente comune, ma il cui areale in Italia è ristretto alle zone aride della Sicilia e Calabria centro-meridionale.

E poi ancora la bellissima fioritura del Giglio di mare illirico (Pancratium illyricum), che a discapito del nome è un endemismo sardo-corso. E prima che qualcuno pensi che i botanici non siano bravi in geografia, è bene sapere che fu un errore di Linneo che pensava provenisse dai Balcani. Ma al grande maestro, con tutto il da fare che ha avuto, una svista la si può perdonare!