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Pillole di primavera 3: la forma perfetta

Un’altra dose di primavera e ottimismo, ne abbiamo proprio bisogno in questi giorni. L’orto botanico oggi è uno splendore, sarà per la scarsa presenza umana, ma sembra proprio che il popolo piumato, squamato e “petaloso”(per fortuna lo abbiamo dimenticato questo neologismo) stia tirando un lungo sospiro di sollievo. E il grosso serpente che lentamente si è scansato nel parcheggio al mio arrivo sembrava proprio voler sottolineare la mia intrusione.

Ma andiamo alle nuove fioriture, sono sempre di più, ci limiteremo a commentarne alcune.

Vicino al vivaio sono ricomparsi come ogni anno gli eleganti fiori campanulati a strie verdi e vinaccia della meleagride di Messina (Fritillaria messanensis) specie mediterraneo-orientale, in Italia presente solo al sud, in modo sporadico, nei prati aridi collinari e submontani. La stessa forma campanulata la ritroviamo nelle candide fioriture dell’aglio triquetro (Allium triquetrum), anch’esse valorizzate da eleganti strie verdi. Strie e macchie sui fiori, sembrerebbero il risultato del tocco di un artista, ma sono invece per il mondo degli impollinatori una utile segnaletica che può guidarli con più precisione alla meta. E se potessimo vedere nell’ultravioletto, come un’ape o una farfalla, questi segnali apparirebbero ancora più evidenti e attrattivi.

Altre specie come le euforbie hanno invece optato per infiorescenze piccole e poco evidenti, senza colore, restano verdi come il resto della pianta, ma espongono le loro lucide ghiandole nettarifere, estremamente invitanti per api, vespe, mosche e a volte lucertole come nell’euforbia arborea (Euphorbia dendroides), arbusto emisferico che colonizza le falesie costiere del Mediterraneo o nella più piccola euforbia spinosa (Euphorbia spinosa), arbusto nano delle zone collinari calcaree.

In alcune fioriere un altro esponente di riguardo è in fiore: la vedovina delle scogliere (Lomelosia cretica), specie stenomediterranea diffusa in Calabria soprattutto nelle zone aride collinari e costiere del reggino. I capolini rosa combinano fiori tubulosi di diversa forma in un’armoniosa composizione. Invitante sicuramente per le farfalle che con la loro spirotromba possono comodamente sorseggiare il nettare nel fondo di ognuno di questi piccoli calici. Ma la Vedovina non smetterà di farsi ammirare anche quando le sue infiorescenze si trasformeranno in infruttescenze alate, e qui sì che apprezzeremo come le piante siano anche esperti architetti.

Ma alcuni colori richiamano la mia attenzione: il blu elettrico della scilla maggiore (Oncostema elongatum), magnifica liliacea diffusamente coltivata, lo ritroviamo nella bugola (Ajuga reptans) cresciuta spontaneamente vicino ad un rivolo d’acqua. Come in tutte le labiate qui l’evoluzione ha affermato fiori a simmetria bilaterale, più efficaci nella selezione degli impollinatori. Eh sì, perché stringere rapporti più stretti ed esclusivi può essere una strategia migliore per il successo riproduttivo.

Risalendo, i capolini rosa della centaurea e quelli gialli del grespino comune, pare vogliano dire che le strategie sono tante, ed il vero successo in natura è la diversità.

Ce lo confermeranno le peonie al prossimo appuntamento, ormai pronte a dischiudere i loro enormi fiori un po’ anacronistici.

Una lucertola sulla fioriera mi guarda seccata e aspetta che me ne vada.

In questa passeggiata tra bellezza, armonia, efficienza e ottimizzazione un pensiero va al prof. Gregotti e al nostro ateneo di cui forse dovremmo avere più cura.

Alla prossima!