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Pillole di primavera 2: quando piccolo è meglio

Alcune fioriture di questi giorni rischiano di passare inosservate a un occhio distratto, ma con un po’ di attenzione e un buon macro possiamo apprezzarne tutta la loro perfezione. Eh sì, perché nel corso dell’evoluzione una delle tendenze che si è affermata in natura è stata quella dell’efficienza e dell’essenzialità. Valori con cui più che mai in questi giorni stiamo facendo i conti.

Beh, le piante che stanno al mondo da molto più tempo di noi questo lo hanno capito, e nel combinare le esigenze riproduttive con la necessità di minimizzare gli sprechi energetici, una via di sicuro successo è stata quella di affermare strutture riproduttive sempre più piccole, ma più efficienti. Per nostra fortuna le strategie adattative restano comunque tante, e possiamo godere anche oggi della vista di fiori dalle forme, colori e dimensioni più svariate. E spesso tutto ciò accade anche nella stessa famiglia, non deve perciò stupirci che lo Spinaporci (Sarcopoterium spinosum), con le sue minuscole infiorescenze appena evidenti in questi giorni sia una rosacea. Sì parente stretto del fiore per antonomasia…ma anche su questo ci sarebbe molto da raccontare perché l’immagine che abbiamo comunemente di una rosa, non è proprio il risultato del lavoro di Madre Natura, ma quello dell’uomo che da sempre ha plasmato e manipolato la biodiversità. E le rose selvatiche per quanto belle, mantengono fiori con forme e dimensioni più compatibili con la vita in natura. A proposito, lo Spinaporci è un piccolo arbusto spinoso a distribuzione mediterranea, rarissimo nella nostra regione e probabilmente in declino, come tante specie degli ambienti costieri che vedono sempre più trasformato e distrutto il loro habitat.

Ma torniamo alle nostre primizie primaverili. Essere piccoli non è un problema se si è in tanti, ed ecco che i piccoli fiori sono spesso riuniti in infiorescenze che sfoggiano odori e colori ugualmente attraenti come l’Iberis semperflorens e l’Alyssum leucadeum in piena fioritura in questi giorni nelle fioriere dell’Orto Botanico. Due rarità del sud Italia, tanto belle da competere con le piante da giardino!

Ma a guardar bene non ha niente da invidiare anche la Timelea barbosa (Thymelaea hirsuta) con i suoi minuscoli fiori gialli, sfoggiati a cascata lungo i suoi rami. Anch’essa, come lo spinaporci, una specie delle dune costiere, anch’essa quindi sempre più rarefatta nella nostra regione a causa delle pesanti trasformazioni del suo habitat.

I piccoli fiori viola e profumati sono invece quelli della lavanda d’Egitto (Lavandula multifida). Meno nota e diffusa della più comune Lavandula angustifolia, è presente lungo le coste del mediterraneo, in Italia esclusiva di Calabria e Sicilia, presente in pochissime località. Anche questa perciò altamente minacciata nel nostro territorio.

Anche giù nell’arboreto, dove quasi tutte le specie decidue sono ancora prive di foglie, ci sono rami ricoperti di minuscoli fiori. Perché in alcuni casi fiorire prima, ancora prima di mettere in moto tutte le attività fotosintetiche, è una scelta strategica. È il caso del corniolo.

In questa gara per il successo riproduttivo non possiamo scordarci delle comuni margherite dei prati (Bellis perennis) dove minuscoli fiori ridotti all’essenziale si riuniscono in un capolino che ci ripropone la forma di un semplice fiore….la complessità che insegue la semplicità…..e qui i nostri colleghi filosofi potrebbero intervenire. Beh anche i matematici visto che la disposizione dei fiori nel capolino segue la successione di Fibonacci!

E chiudiamo questa passeggiata virtuale con uno sguardo sullo specchio d’acqua della cibia. Sul pelo dell’acqua galleggia la piccola lenticchia d’acqua (Lemna minor). Una pianta a tutti gli effetti con apparato radicale, fotosintetico e riproduttivo tutto assemblato efficacemente in un puntino verde di 3-4 millimetri. Sicuramente la nostra campionessa!