Pillole di primavera 6: I prati della pasquetta

Una Pasqua blindata non ce la saremmo mai aspettata, e ancor di più la Pasquetta con i suoi tradizionali picnic all’aria aperta, i cesti pieni di vivande, un fuoco per arrostire, una coperta e….un prato. Niente di più semplice e banale di un prato, con tanti piccoli fiori di campo a colorarlo, l’odore dell’erba al sole, le api che ronzano, e una margherita da sfogliare (magari anche un libro…). Abbiamo provato a recuperare tutto sui nostri balconi, il barbecue, la musica, il sole, ma un prato, quello no, non è così facile. Certo, perché non c’è niente di semplice in un prato, soprattutto in un prato spontaneo dove le specie sono scelte da Madre Natura in base alle caratteristiche del suolo, al clima, alla disponibilità idrica, ai fattori ambientali ed antropici che fanno sì che ogni prato sia una complessa comunità in precario equilibrio con una marea di variabili ecologiche e nello stesso tempo in continuo dinamismo.

Anche all’orto botanico in questi giorni i prati sono un invito a godere di quella moltitudine colorata di fioriture e del brulicare di insetti e altri piccoli animali che lì trovano nutrimento e rifugio. E se per i comuni mortali questa è un’immagine che richiama serenità e tranquillità (fino alla classica pennica post abbuffata), per il botanico un prato è una fonte inesauribile di osservazioni, valutazioni, interpretazioni e ogni tanto grandi scoperte! Beh, come si può ben immaginare anche fonte di nevrosi a volte.

È già una sfida provare a riconoscere tutte le specie vegetali che vi crescono, perché ci sono comunità prative in cui si arriva a contare anche più di 50 specie differenti per metro quadro. E basta spostarsi di pochi metri ed ogni volta la situazione cambia. Pochi passi nell’orto botanico ci fanno percepire questa diversificazione già ad un primo sguardo osservando le macchie di colore. Dove il prato si tinge di giallo è il ginestrino bifloro (Lotus biflorus) che domina, più giù il rosa tenue dei gerani selvatici sembra fare da riflesso all’Albero di Giuda ormai in piena fioritura. Nelle zone più aride alcune chiazze blu sono quelle in cui domina il lupino greco (Lupinus albus ssp. graecus). Ma ad un occhio più attento le specie in fiore sono tante, alcune con corolle minuscole come il toccamano (Sherardia arvensis), altre talmente grandi ed eleganti da fare concorrenza alle loro parenti domestiche come il gladiolo italico (Gladiolus italicus). Alcune dalle forme particolari come la serapide lingua, una piccola orchidea che fiorisce abbondantemente nell’orto. Meno evidente che in altri generi di orchidee, anche questa specie per l’impollinazione adotta una strategia di “mimetismo sessuale”: il maschio di una specifica piccola ape (Ceratina cucurbitina) viene infatti attirato dalla callosità caratteristica del suo labello, luccicante alla luce del giorno, e forse anche da stimoli tattili e olfattivi. Questa combinazione di caratteristiche inganna il povero insetto che pensa di essere in presenza di una femmina della sua specie e, nel reiterato tentativo di approcci romantici, favorisce invece l’impollinazione del fiore.

Da un giorno all’altro nuove specie compaiono ed altre sfioriscono, e così il giallo dei ranuncoli, ormai quasi tutti scomparsi, è gradualmente sostituito dalla fioritura delle tante composite, come il grespino spinoso (Sonchus asper), il tarassaco (Taraxacus officinale), la costolina (Hypochaeris radicata). Tra l’altro tutte “erbe” che starebbero bene in una gustosa torta pasqualina. E restando in tema mangereccio come non ammirare la particolare infiorescenza della cipolla canina (Muscari comosum) meglio nota come lampascione o cipudduzza.

È affascinante osservare la continua trasformazione di queste comunità, dove alcune specie compiono il loro ciclo in poche settimane, altre più lentamente. Dove da un anno all’altro non ritroviamo la stessa situazione, perché basta una variabile a favorire una specie piuttosto che un’altra e quand’anche nulla fosse cambiato allora, a maggior ragione, la comunità stessa tenderebbe a cambiare evolvendo verso forme più complesse, verso la macchia o la foresta.